• Febbraio 11, 2019
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La pianta di cannabis è storicamente riconosciuta e utilizzata per la sua capacità terapeutica. Nel nostro paese, ad esempio, fino al 1938 era contenuta in grandissima parte dei farmaci di uso comune.

È importante ricordare che non solo l’infiorescenza possiede capacità curative, ma anche i semi e le lavorazioni derivate da essi sono ottimi per quanto riguarda l’utilizzo dermatologico e alimentare.

La maggior parte degli utilizzi che oggi facciamo della cannabis si basano sui due attivi principali THC e CBD.

Ognuno di questi attivi è composto da un insieme di altre molecole che nell’ultimo periodo in particolare iniziano a essere studiati e a mostrare ancora più potenzialità rispetto agli ormai sdoganati THC e CBD.

All’inizio si pensava che l’unica molecola che funzionasse realmente fosse il THC e in effetti è l’elemento base dei farmaci per sclerosi multipla, Alzheimer o problematiche di livello neurodegenerative e possiede ottime capacità lenitive del dolore e antiemetiche.

Negli ultimi anni essendo utilizzata e di conseguenza studiata in modo scientifico più ad ampio spettro si è riscontrato che anche il CBD, che di per sè svolge un’azione antiinfiammatoria, ha effetti sulla circolazione, e possiede quindi un ruolo chiave per ottimizzare il risultato del THC.

Purtroppo per anni la la pianta di cannabis è stata messa al bando e inserita tra le sostanze proibite dalla legge il che ha sicuramente precluso la possibilità di studiarla approfonditamente.

Fortunatamente giorno dopo giorno escono studi nuovi su molti dei recettori del nostro corpo che si attivano grazie alle molecole della cannabis come ad esempio i recettori CB1 e CB2 particolarmente sensibili al complesso di CBD ( insieme di attivi come CBC, CBG, CBN) e che svolgono una funzione preponderante in quello che è la terapia del dolore ( artrosi, dolori muscolari, dolore neuropatico).

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